sabato 8 dicembre 2018

Tartine con mousse salmone e panna

Ingredienti:

  • PANE DI SEGALE q.b.
  • SALMONE AFFUMICATO 150 g
  • VODKA n. 2 cucchiai
  • SCORZETTA LIMONE q.b.
  • PANNA 150 ml
  • PEPE BIANCO q.b.
  • GRANELLI DI PEPE ROSA q.b.
  • ANETO (o CIUFFI VERDI DEL FINOCCHIO) q.b.

Procedimento:

Tagliare in 4 le fette di pane di segale.

Montare la panna.

Frullare il salmone con vodka, scorzetta, pepe, goccio di panna. Unire la panna. 

Disporre una cucchiaiata di farcia su ogni tartina ed un ricciolino di salmone o aneto.

ENJOY  :-)



Immagine tratta da internet

martedì 4 dicembre 2018

Come impedire alla PLASTICA di finire in mare

Da marzo, la città australiana Kwinana sta sperimentando nella riserva naturale di Henley, un nuovo sistema di drenaggio dell'acqua per evitare che qualsiasi tipo di oggetto in plastica possa contaminarla: Finora ha contenuto circa 370 kg di spazzatura.






Questo nuovo sistema consiste in una rete posta sull'imboccatura di un tubo di drenaggio, che ha lo scopo di intrappolare i detriti di grandi dimensioni, proteggendo l'acqua dalla possibile contaminazione.


https://www.curioctopus.it/read/19279/in-australia-hanno-trovato-un-modo-per-bloccare-la-diffusione-della-plastica-nei-fiumi-e-tutti-possiamo-imitarlo?fbclid=IwAR2Dqz2jOgzn4yrrvL41QncSH3DxXUjqkyyhxhaX3r2Ldco9IXylKFmLMro

lunedì 3 dicembre 2018

Filetti di pollo con doppia panatura croccante (Ricetta di Vale)

Ingredienti:

  • PETTO DI POLLO q.b.
  • LATTE q.b.
  • LIMONE q.b.
  • MANDORLE A LAMELLE q.b.
  • CURRY q.b.
  • ROSMARINO, SALE q.b.
  • PANGRATTATO q.b.
  • PARMIGIANO q.b.
  • OLIO DI SEMI q.b.


Procedimento: 

In una coppa - per la Marinatura: Immergere i filetti di pollo nel latte e aggiungere curry, limone e qualche rametto di rosmarino fresco; Far marinare.

In un piatto: Preparate una panatura con pangrattato e parmigiano.
In un altro piatto: Mescolare le mandorle tritate e il rosmarino.

Scolare i filetti di pollo e passarli nella panatura di pangrattato; Immergerli nuovamente nella marinatura e subito dopo nella panatura di mandorle.
Far riposare i filetti.

In una padella: Portare a temperatura abbondante olio di semi; Immergere i filetti di pollo e posizionarli in modo che non si tocchino; Farli friggere fino a quando non diventino ben dorati; Poggiarli sulla carta assorbente e salate subito i filetti.

Se si desidera, si può preparare una salsa. 
Per la SALSA INDIANA:
Mescolare curry, succo di limone ed erba cipollina con la maionese.
oppure 
Per la SALSA TARTARA:
Mescolare maionese, capperi, cetriolini sottaceto, cipolla, prezzemolo, (cerfoglio e dragoncello, se piacciono), in parti uguali e ben tritati.

ENJOY  :-)


martedì 27 novembre 2018

Consumo dell'ACQUA

Da un rubinetto normale, escono dai 10-12 litri di ACQUA AL MINUTO.: Soltanto una piccola parte tocca le mani o risciacqua i piatti, il resto viene SPRECATA.
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https://it.businessinsider.com/un-professore-e-suo-genero-hanno-ideato-un-sistema-per-ridurre-il-consumo-dacqua-del-98-e-ikea-e-gia-un-loro-partner/?fbclid=IwAR3KzZpdKYYE00sFeC999cIb9XCUHlghvSqQxIh7LE7eWBu-AMn0ouFcjdA&ref=fbpr

lunedì 26 novembre 2018

“LA MORTE DI MARAT” di Jacques-Louis David (1793)




Jacques-Louis David è stato uno dei più grandi pittori francesi dell’800. Le sue straordinarie opere hanno segnato un’epoca e lo hanno consacrato come uno dei migliori pittori neoclassici. Nella sua intera carriera ha dipinto tele di ogni genere, spaziando dagli autoritratti, passando per i quadri mitologici, fino a giungere a lavori di cronaca, raccontando i migliori ed i peggiori momenti della Rivoluzione Francese e del conseguente arrivo di Napoleone.
Jean-Paul Marat, amico di David, era un importante giornalista francese, il quale, prima di dedicarsi al mondo della stampa, aveva studiato medicina, arrivando ad esercitare anche la professione per qualche tempo.
Con l’avvenire della Rivoluzione Francese, cominciò ad interessarsi alla situazione e nel 1789 fondò il giornale L’Ami du peuple, (l’amico del popolo), dimostrando di avere dei pensieri fortemente radicali.
Si unì ai Giacobini, diventandone il presidente ed i suoi articoli divennero dei veri e propri inni alla rivoluzione, portando i cittadini che leggevano il giornale ad attaccare i girondini che in quel periodo avevano il potere.
Con la cacciata dei girondini, i giacobini di Marat avevano campo libero e formarono immediatamente un nuovo governo; lo scrittore non si fermò e continuò a scrivere di rivoluzione e protesta, sfociando spesso nell’eccessiva violenza. Forse fu proprio questa eccessiva aggressività a far preoccupare Charlotte Corday, una giovane girondina, la quale scrisse una falsa lettera di supplica per farsi ricevere da Marat, il quale cascò nella trappola. La Corday, arrivata a Parigi aveva un unico obiettivo: l’uccisione di Marat. Dopo aver trovato la casa in cui abitava il giacobino, ci vollero pochi minuti prima che Charlotte pugnalò Marat mentre si trovava in vasca.
La volontà di realizzare quest’opera provenne dalla Convenzione dei giacobini, i quali volevano esaltare con un quadro, il sacrificio del giornalista, il quale sarebbe diventato un martire della Rivoluzione. David prese a cuore questo incarico, il quale prima di realizzare la versione finale, studiò dal vivo la maschera mortuaria di Marat, in modo tale da poter rappresentare in modo realistico il giornalista che diede la vita per donare forza alla Rivoluzione.
Marat soffriva di una malattia alla pelle, che lo obbligava a fare dei bagni con medicine specifiche per alleviare i dolori. Il protagonista si trova nella vasca, privo di vita, con in mano un foglio e con un braccio a penzoloni e con l’altro regge un foglio con alcune scritte.
Non c’è Charlotte nella scena, e ciò può far intuire che il momento ritratto sia qualche minuto dopo l’attacco da parte della donna.
A terra c’è il coltello con cui Charlotte ha pugnalato l’uomo a morte, facendoti capire quale è stata la causa della sua morte. Oltre al coltello a terra, ci sono alcuni fogli, un calamaio, la penna e la vasca sporca di sangue e coperta con alcuni veli di diverso colore. David ha inserito volontariamente alcuni oggetti che non mostrassero la morte del giornalista come un comune fatto di cronaca nera, ma che elevasse l’uccisione di Marat ad un sacrificio di un eroe che ha dato la vita per un bene più grande.
Il grande altare di legno che risalta in primo piano e su cui sono appoggiati i vari fogli, presentano una dedica da parte dell’artista al suo amico. C’è scritto : À MARAT, DAVID/L’AN DEUX che tradotto liberamente vuol dire a Marat da David, l’anno secondo.

Nella mano appoggiata sulla vasca, Marat ha una lettera in cui puoi leggere chiaramente il nome di Charlotte: questo particolare ti fa capire che si tratta della finta lettera dell’assassina per farsi ricevere da Marat.
L’obiettivo di David era cancellare ogni traccia di Charlotte, facendola sparire e lasciando solo il coltello come segno del suo passaggio; in questo modo Marat sarebbe stato ricordato per sempre, mentre la donna sarebbe stata presto dimenticata da tutti.
Il braccio che pende del protagonista è molto interessante: devi sapere che il suo nome, nella tradizione artistica è indicato come il braccio di Meleagro.
Meleagro era un eroe della mitologia greca, la cui morte è stata ritratta su molti sarcofagi ed anfore; successivamente, la sua posizione inerte è stata molto utilizzata anche da altri artisti per ritrarre Gesù morto ed altri importanti protagonisti dei loro quadri.
Si può notare la somiglianza del braccio a penzoloni di David con quello di Gesù nel quadro che raffigura la "Deposizione di Cristo" di Raffaello.
David fu uno dei più grandi pittori neoclassici e conosceva bene le opere di Raffaello Sanzio e di altri famosi artisti, e spesso utilizzava i loro lavori come fonte di ispirazione per i propri disegni.
Lasciando nell’oscurità il resto della scena, David costringe a concentrarsi su Marat e sul suo brutale omicidio. Una luce debole proviene dall’esterno sinistro della scena ed illumina parzialmente il corpo di Marat ormai privo di vita. Questo particolare gioco di luci ed ombre ricorda molto i quadri di Caravaggio, molto apprezzati da David e studiati per il suo interesse per l’arte europea classica.
Il quadro è esposto al Museo reale delle belle arti del Belgio, Bruxelles.

domenica 28 ottobre 2018

RODIN, lo scultore dell'Anima

RODIN è considerato l'iniziatore della Scultura Moderna.
Non era uno studente modello, infatti, lasciò la scuola a soli 15 anni e fu respinto tre volte della scuola "Belle Arti" di Parigi;
A seguito della sua prima mostra (1871), non ebbe subito successo. quelle SCULTURE NON TERMINATE rivoluzionavano i canoni dell'epoca (lo influenzò lo studio del Rinascimento Italiano, MICHELANGELO e DONATELLO);
L'opera "L'età del bronzo", (ispirata da "Lo schiavo morente" di MICHELANGELO), che l'artista propose alla giuria del Salon del 1877, fece scandalo all'epoca per l'eccessivo REALISMO nella resa del corpo umano, venne infatti considerata un calco della scultura direttamente sul corpo del modello e non plasmandolo a mano; fu necessaria un'inchiesta governativa per scagionare l'artista.

L’arte, oltre che precorrere i tempi, ha da sempre avuto anche la missione di raccontare la società e i suoi cambiamenti, e a farlo, in quella Francia appena uscita dall’ultimo impero di Napoleone III, erano soltanto i pittori impressionisti, e pochi altri “coraggiosi” come Gustave Courbet, o scrittori come Zola e Balzac. L’accademismo storico era ormai desueto, le circostanza imponevano un’arte legata al realismo quotidiano, nonché alla psicologia dell’essere umano. A questa sintesi giunse anche lo scultore François-Auguste-René RODIN (1840-1917), e anch’egli attraverso un percorso creativo completamente indipendente, dopo essersi “ribellato” agli stilemi dell’accademica Petite École dove aveva compiuti gli studi. A differenza degli Impressionisti, con i quali condivideva la necessità di innovare l’arte rendendola aderente alla realtà, non fece mai parte di un gruppo o di un movimento, ma scelse di “combattere” da solo, come sottolineò lo scrittore e poeta Rainer Maria Rilke, che di Rodin fu ammiratore e persino segretario per diversi anni.



RODIN Sin dall’inizio, volle essere un outsider, e rifiutò in blocco quanto appreso in accademia per lasciarsi ispirare dalla muscolarità di MICHELANGELO, dalla quale nacquero quelle forme umane voluminose che tanto scandalizzarono Léautaud. Ma furono proprio queste forme a loro modo prosperose a ispirare Gauguin prima e Picasso poi, a dimostrazione di come, per questo e altri aspetti, la scultura di Rodin sia stata innovativa, un po’ come circa mezzo secolo prima lo era stato Lorenzo Bartolini con il suo “bello naturale”, primo efficace tentativo di superamento dell’accademismo.

Quella di RODIN è quindi una scultura certamente non facile da apprezzare, scomoda e dolorosa tanto è profonda la sua espressività: il Pensatore – di cui in mostra è visibile la versione in gesso del 1903 -, evoca Kierkegaard e il suo singolo, evoca Nietzsche che guarda nell’abisso dell’infinito, evoca l’angoscia dell’uomo moderno travolto dai forsennati cambiamenti di un’Europa in crisi d’identità, sull’orlo della Grande Guerra. Accostate ad esso, il delicato Pensiero, un gesso del 1893 che se da un lato rievoca le michelangiolesche Prigioni, dall’altro è calato nella sua epoca per il morbido copricapo nuziale bretone posato sulla testa femminile; ma l’aspetto poetico non inganni. Lo sguardo inclinato verso il basso, le labbra serrate, rimandano all’angosciata malinconia del Pensatore, entrambi simboli senza tempo della condizione umana.

Ma RODIN non è solo simbolo; è anche verità e carattere, studio del corpo pulsante di vita, come negli struggenti bronzi di Adamo (1880) ed Eva (1881), il primo che richiama il David di Michelangelo per la muscolarità plastica, la seconda vicina al Masaccio della Cacciata dal Paradiso, per il pudore con cui nasconde il volto fra le braccia; mentre la drammaticità di Colei che fu la bella Elmiera (1880), per la sua espressività drammatica è vicina alla Maddalena penitente di Donatello; tre esempi che confermano la predilezione di RODIN per il Rinascimento italiano, e l’immensa portata che quest’epoca ebbe sugli sviluppi artistici delle epoche successive.
In RODIN la matericità “grezza” di gessi come la Bella Elmiera si alterna a raffinatissime rifiniture come in quella Età del Bronzo così perfetta da avergli procurata un’infondata accusa di“sovramodellato”, cioè di aver fatto un calco del modello, tanto quella perfezione era ritenuta irraggiungibile dalla mano dell’uomo. E a proposito di mani, impossibile non notare come quelle delle statue di RODIN sono sempre belle, come quelle del Verrocchio; le mani sono l’estensione della mente e dell’anima, con quelle si può creare la bellezza, ma anche compiere atti delittuosi. Possono compiere l’alfa e l’omega dell’esistenza umana, così come la mente lo può concepire. La mano come organo creatore di oggetti e traduttore in forme corporee del pensiero umano. Quasi un richiamo, forse inconscio, allo stoico Zenone di Cizio, che sosteneva la corporeità di tutte le idee, in antitesi a Platone; e corporea, la scultura “esistenzialista” di RODIN lo è, sia per ragioni di struttura sia per ragioni concettuali.

Il ragionamento filosofico in RODIN è sempre legato alla realtà, fondamento necessario per dialogare con il pubblico, secondo quella sensibilità di apertura verso la massa di cui era stato iniziatore Gustave COURBET; ne sono altri due suggestivi esempi le sculture del San Giovanni Battista (1880) e dell’Uomo che cammina (1907), dove l’adesione al corpo è così netta da annullare il senso narrativo, e raggiungere quella forma pura ed eterna che aprirà la strada a Duchamp e Giacometti.

Nel 1889, il "coup de théâtre" della doppia personale assieme a Claude MONET, presso la galleria di Georges Petit a Parigi, in concomitanza con l’Esposizione Universale, lo stesso anno che vide la costruzione della Tour Eiffel. Per entrambi gli anni Ottanta sono stati un decennio importante: Monet lascia la pittura "en plein air" per dedicarsi al lavoro d’atelier, RODIN consolida invece la maturità raggiunta con l’Età del Bronzo, del 1877. La mostra ebbe grande successo, che diede avvio per entrambi a ulteriori sviluppi creativi. Negli anni Novanta, RODIN approfondì il suo lavoro di estrinsecazione dell’anima, e uno dei suoi lavori migliori in tal senso è quel Victor Hugo ritratto in uno studio di nudo, che sospende in una atemporalità classica il grande scrittore, e lo accosta alla severità filosofica dei Cinici e degli Stoici, e spiega, in un certo senso, la natura delle sue opere narrative, quei romanzi storici fortemente impregnati di disillusa sensibilità sociale.


La grandezza di RODIN la si percepisce dal modo in cui le sue sculture ci colpiscono, arrivano al cuore e alla mente, dall’influenza che ha avuto su molti artisti dei decenni successivi, e dalla determinazione con cui ha portato avanti le sue convinzioni artistiche sapendo di avere ragione.