mercoledì 12 ottobre 2022

Risotto con crema di Broccoli (o Rape)

  Ingredienti:

  • BROCCOLI/ RAPE q.b.
  • ACCIUGHE q.b.
  • AGLIO n.1 spicchio
  • OLIO, SAPE, PEPERONCINO q.b.
  • RISO q.b.
  • VINO q.b.
  • ACQUA q.b.


Procedimento:
Pulire, lessare i broccoli. Ripassarli in padella con olio, aglio, acciughe e peperoncino. Frullare.

In un tegame: rosolare in poco olio con un'acciuga, il riso; Sfumare con poco vino; Aggiungere acqua calda all'occorrenza fino a cattura. Unire la crema di broccoli ed un filo di olio.

ENJOY  :-) 

martedì 11 ottobre 2022

CASARANO (LE) – SANTUARIO MADONNA DELLA CAMPANA

 CASARANO (LE) – SANTUARIO MADONNA DELLA CAMPANA



La chiesa della Madonna della Campana è un edificio di culto di Casarano, in Puglia. Si erge su un panorama belvedere, una collina di circa 160 metri d'altezza, dalla quale è possibile scorgere uno splendido panorama della città e delle campagne circostanti.
La storia di questa chiesa si perde fra vaghe informazioni e leggende che la vogliono fondata dai Greci o dai Normanni. La prima attestazione di una chiesa intitolata alla Madonna della Campana risale, però, alla visita pastorale del vescovo di Nardò Ludovico de Pennis del 1452. Alla metà del XVII secolo, verosimilmente nell'anno 1656, il precedente edificio di culto, ormai in stato di degrado, venne abbattuto e al suo posto venne edificata l'attuale chiesa.
Il santuario della Madonna della Campana si presenta come un edificio di modeste dimensioni (circa 22 m di lunghezza per 10 di larghezza), e dalle forme semplici. È costruito interamente in conci di carparo locale e l'esterno appare molto semplice e lineare, con una facciata a capanna ed una porta centrale d'accesso, sormontata da una finestra e da una nicchia che non conserva alcuna immagine. Una grande croce luminosa campeggia sulla sommità della facciata e fa sì che, nelle ore notturne, il santuario si distingua chiaramente anche dai pasi limitrofi. Lo splendido altare maggiore, in stile barocco, con curati dettagli floreali dorati, contrasta con la sobria semplicità che caratterizza il resto dell'edificio. L'altare è opera del Chiarello, artista attivo nei cantieri barocchi della provincia nella metà del Seicento.
COSA SCOPRIRETE DURANTE LE GIORNATE FAI?
La festa della Madonna della Campana, compatrona della città di Casarano, è caratterizzata da un complesso di momenti rituali che trovano il loro sviluppo temporale nell'arco di due giorni: la domenica successiva alla Pasqua (in Albis) e il lunedì seguente (localmente chiamato della Campaneddha, ossia della Campanella). Avremo il piacere di raccontarvi di questi momenti rituali e anche delle diverse legende che vengono raccontate e tramandate da tempo immemore

CASARANO (LE) – CHIESA SANTA MARIA DELLA CROCE

 CASARANO (LE) – CHIESA SANTA MARIA DELLA CROCE 



Nota anche come Chiesa di “Casaranello“, è uno dei monumenti più antichi e ricchi di fascino della Puglia, vanto della Città di Casarano e di tutta l'area jonica.
La chiesa vanta origini lontanissime, ascrivibili ad una datazione che oscilla tra V-VI secolo. Il monumento probabilmente rientrava nei possedimenti della Massa Callipolitana, continuando, anche più tardi, a gravitare nel territorio della diocesi di Gallipoli. Incerta, inoltre, anche la funzione originaria. Si pensa che potesse svolgere la funzione di chiesa battesimale, cioè uno dei complessi realizzati per venire incontro alle esigenze della popolazione rurale, vista la sua ubicazione periferica. Non è esclusa, però, un'altra funzione, quella di contenere una sacra reliquia, ovvero quella della croce, il che giustificherebbe la presenza della croce nella cupola e l'intitolazione. Si fanno risalire al sec. X i primi affreschi, con iscrizioni greche e in puro stile bizantino. Con l'età moderna le sorti della Chiesa di Casaranello furono legate al suo piccolo insediamento e, pertanto, cadde in oblio, versando in condizioni di degrado. La sua riscoperta fu dovuta allo studioso Haseloff che agli inizi del XX secolo, nel suo saggio, ebbe modo di definirlo il monumento più antico e importante dell'epoca cristiana primitiva nel Sud-Est dell'Italia meridionale.
Presenta un semplice prospetto a capanna con un modesto rosone centrale, sormontato e scolpito da un ampio arco di scarico, e, in basso, un semplice portale rettangolare sul quale si apre una lunetta. Sulle due estremità laterali vi sono poste delle piccole statue di Santa Lucia e Santa Caterina. All'interno, la chiesa è suddivisa su tre navate. L'interno custodisce pregevoli dipinti e mosaici. Alla prima fase di vita della chiesa risale il mosaico a tessere policrome situato nella volta dell'edificio con un motivo a coda di pavone. Inoltre vi è la raffigurazione del Paradiso celeste e del Paradiso terrestre. Del mosaico pavimentale, formato da tre file concentriche di cerchi (una scura, una rossa e un'altra scura) affiancati gli uni agli altri e di poco intersecanti, rimane solo un piccolo lembo posizionato su un muro perimetrale. I numerosi affreschi si suddividono in diverse epoche. Per quanto riguarda la prima, si tratta del X - XI secolo (età medio-bizantina) si menzionano quelli dei pilastri raffiguranti la Vergine con Bambino, Santa Barbara, Santa Parasceve, San Michele e il dittico nel presbiterio, identificato con i santi Nicola e una figura di cavaliere. Ai secoli successivi risalgono la Deesis con il Cristo Pantocratore e scene della cristologice, delle quali sopravvivono solo le ultime quattro scene. Già in questo periodo la chiesa era dedicata alla Madonna, testimoniato dalla presenza di un'iscrizione di quel periodo. Nella volta a botte della navata centrale sono presenti affreschi gotici del XIII secolo raffiguranti scene della vita di santa Caterina d'Alessandria e di santa Margherita d'Antiochia, che testimoniano gli afflussi giunti dal nord europeo. Tra la fine del XIV e inizi XV secolo si realizzarono dei nuovi affreschi su quelli precedenti, come testimonia l'affresco riguardante Papa Urbano V che venne realizzato su quello di santa Barbara ed ora è pensile e conservato sulla navata destra, o come l'affresco oggi pensile della Madonna con Bambino, un tempo posta sull'altare maggiore. Infine, l'ultimo periodo di affresco riguarda la fase post medievale, con gli affreschi di san Bernardino da Siena, sant'Eligio e sant'Antonio Abate, oggi conservati pensili sulla navata destra. Vi è anche un affresco di fattura popolare riguardante la Madonna col Bambino, dipinto nel 1643 e conservato sulla navata sinistra.
COSA SCOPRIRETE DURANTE LE GIORNATE FAI?
Conosciuta per i suoi splendidi mosaici, la Chiesa di S. Maria della Croce, nota anche come Chiesa di 'Casaranello', rappresenta uno dei monumenti più ricercati della Puglia. Essa, inoltre, è un punto di riferimento per lo studio delle decorazioni musive nelle chiese paleocristiane e trova confronti con la Grecia (Salonicco) e l'Italia bizantina (Ravenna, Roma, Albenga) Le GFA coincideranno con i festeggiamenti della di S. Maria della Croce, rappresentata all'interno del sito da una statua in cartapesta di notevole fattura. Nelle vicinanze potremo ammirare Piazza Bastianutti, la piccola piazza-giardino progettata da Hidetoshi Nagasawa, artista nipponico di fama mondiale , realizzata in memoria di Paola e Daniela Bastianutti, due sorelle casaranesi che hanno perso la vita nell'attentato terroristico dell'estate del 2005 a Sharm-el-Sherik.

LECCE – CHIESA SS. NICOLO’ E CATALDO

 LECCE – CHIESA SS. NICOLO’ E CATALDO



Il complesso monumentale dei Ss. Niccolò e Cataldo costituisce una memoria storica importante della nostra città, forse nota più ai turisti che non a molti – per fortuna non a tutti – leccesi. Una eredità del passato che, a ritroso, proietta Lecce in una dimensione spazio-temporale che cavalca circa sei secoli di storia, dalla fine del XII secolo fino almeno al XVIII, senza dimenticare però il cruciale passaggio delle strutture del monastero all'allora Università degli Studi di Lecce: ed era il 1994. Un po' romanticamente, mi piace immaginare la chiesa e il monastero, meravigliosamente sopravvissuti, come i due ventricoli di un cuore che battono all'unisono: un bene vivo del nostro patrimonio culturale.
La chiesa – preziosa gemma del Romanico pugliese – è la parte più antica, e genuina: è ubicata fuori dalle mura urbiche della città, cui tuttavia era direttamente collegata attraverso uno dei suoi assi viari principali che in parte ricalca l'attuale tracciato del viale di San Nicola.
Si tratta di un edificio con impianto basilicale con tre absidi orientate, molto vicino ad tipo c.d. ‘a croce contratta', con il braccio longitudinale scandito in tre navate, e quello trasversale collocato al centro dell'impianto. Pilastri e semipilastri cruciformi, sormontati da grandi capitelli, sostengono le coperture (a botte nella navata centrale e a crociera nelle due laterali): al centro svetta l'alto tamburo ottagonale della cupola. L'esterno attrae però forse ancor più la nostra attenzione, non solo per la sua armonica unitarietà ritmata da una teoria continua di archetti ciechi, ma anche per il prezioso portato scultoreo e documentario: in facciata e lungo la fiancata meridionale, a destra, si aprono infatti due grandi portali lunettati, incorniciati da fasce digradanti di arenaria finemente cesellati, quasi intagliati come legno, a riprodurre elementi vegetali. Alla base delle due lunette corrono due iscrizioni, la carta d'identità della chiesa stessa, in cui sono trasmessi la data di fondazione – 1180 –, il nome del committente – Tancredi, ancora conte di Lecce prima della sua incoronazione a re di Sicilia dal '90 al '94 –, la dedicazione a san Nicola di Myra, e Agnus forse il protomagister responsabile del progetto. Già questo sarebbe sufficiente a fare della chiesa e del complesso monastico benedettino, passato alla congregazione di Monte Oliveto nel 1494, una tappa imperdibile di Lecce. Agli Olivetani si devono peraltro gran parte degli interventi di epoca moderna: Gabriele Riccardi, p.e., realizza le due acquasantiere ricavate nelle colonne immediatamente all'ingresso della chiesa; la prima versione degli altari laterali poi rifatti nel 1626 e nuovamente nel corso del XVIII secolo; e la statua di San Nicola, oggi collocata nella navata sinistra ma originariamente posta sull'altare maggiore (pure quest'ultimo rimosso nel Settecento per far posto all'altare marmoreo che oggi si vede), anch'esso rifatto dal Riccardi, cancellando l'abside medievale; nel 1600 è completata la decorazione ad affresco. I due altari delle famiglie Grandi e Condò sono riscostruiti – come detto – nel 1626 e dedicati rispettivamente a santa Scolastica e a santa Francesca Romana. Al primo ventennio del Seicento si aggancia anche pure la decorazione pittorica sia delle coperture, sia del nuovo coro. L'ultimo, significativo rifacimento interessa la facciata, documentato da un'iscrizione collocata sul fastigio ‘a greca' che reca la data 1716: riallestita in chiave barocca la tradizione locale la vuole progettata da Giuseppe Cino, anche se non è del tutto peregrina l'attribuzione a Mauro Manieri dei primi anni. Alla chiesa, già nel Medioevo, erano associate le strutture del monastero che oggi si conserva nelle forme che assunse in epoca moderna: dei due chiostri, quello adiacente alla chiesa fu completato già nel 1559 e ospita lo straordinario pozzo a baldacchino cinquecentesco – ubicato nel secondo chiostro –, coperto da un cupolino dal disegno ottagonale sorretta da quattro colonne vitinee, e che diviene simulacro del sacramento del battesimo e la cui acqua assurge a simbolo di purificazione e di rinascita.
COSA SCOPRIRETE DURANTE LE GIORNATE FAI?
La visita comprenderà anche il Cimitero monumentale di Lecce con descrizione delle artistiche cappelle. Il Cimitero monumentale di Lecce, costruito a metà dell'800, in seguito all'Editto napoleonico di Saint-Cloud, sorge fuori delle mura urbane, nell'area antistante la chiesa medievale dei S.S. Niccolò e Cataldo, annessa al monastero degli Olivetani. Nella sua parte monumentale risulta un complesso di notevole interesse storico-artistico, vero 'museo all'aperto'. I principali monumenti commemorativi, datati prevalentemente tra gli anni Quaranta dell'800 e la fine del `900, appartengono alla memoria storica e culturale della città . (Marika Battista)

LECCE – SANTA MARIA DI CERRATA

 LECCE – SANTA MARIA DI CERRATA



Immersa in un meraviglioso paesaggio di uliveti, alberi da frutto e aree coltivate, leggenda vuole che l'Abbazia sia stata fondata in seguito a una visione da parte del re Tancredi d'Altavilla, conte di Lecce, a cui apparve l'immagine della Madonna, dopo aver inseguito una cerbiatta in una grotta. Storicamente, invece, la fondazione è attestata tra la fine dell'XI e gli inizi del XII secolo, quando Boemondo d'Altavilla - figlio di Roberto il Guiscardo - insedia un cenobio di monaci greci, seguaci della regola di San Basilio Magno, che riparano in Salento per sfuggire alle persecuzioni iconoclaste di Bisanzio.
Sorta in prossimità della strada romana che univa Brindisi con Lecce e Otranto, l'Abbazia viene ampliata fino a divenire uno dei più importanti centri monastici dell'Italia meridionale: nel 1531, quando passa sotto il controllo dell'Ospedale degli Incurabili di Napoli, il complesso comprende, oltre alla chiesa, stalle, alloggi per i contadini, un pozzo, un mulino, due frantoi ipogei.
Il saccheggio dei pirati turchi nel 1711 fa precipitare l'intero centro in uno stato di completo abbandono che prosegue nel corso del XIX secolo fino all'intervento della Provincia di Lecce, nel 1965, che affida i lavori di restauro all'architetto Franco Minissi. Grazie a un bando pubblico promosso dalla Provincia di Lecce, nel 2012 il complesso viene affidato al FAI. Oggi, dopo un complesso intervento di restauro che ha permesso anche di riaprire al culto la Chiesa di Santa Maria di Cerrate, l'Abbazia è nuovamente visitabile e rappresenta uno splendido esempio di architettura romanica pugliese impreziosita da importanti affreschi che ne fanno un unicum nel mondo bizantino.
COSA SCOPRIRETE DURANTE LE GIORNATE FAI?
CERRATE: ABBAZIA E MASSERIA Visita alla scoperta di Cerrate: Un tempo monastero di rito bizantino con scriptorium e biblioteca, poi centro di produzione agricola specializzato nella lavorazione delle olive. La visita all'Abbazia di Cerrate restituirà l'affascinante racconto della sua doppia anima di luogo di culto e masseria storica. PRENOTAZIONE CONSIGLIATA Visita esclusiva del primo piano della Casa del Massaro per iscritti FAI o per chi si iscrive in loco. Sabato 15 ottobre alle ore 18.00 celebrazione della S.Messa in rito bizantino. CERRATE ALL'APERTO Sarà un'occasione per scoprire aspetti inediti dell'Abbazia di Cerrate, per approfondire l'aspetto agricolo e naturalistico, non solo del Bene ma anche del paesaggio nel quale è inserito. Sarà possibile seguire un vero e proprio percorso a tappe così articolato: - Il progetto dell'uliveto sperimentale di Cerrate e degli innesti sugli olivastri - Le api nei Beni del FAI, con osservazione delle arnie e approfondimento sull'importanza delle api e il progetto condotto dal FAI - Muretti a secco, pajare e cisterne limitrofe all'Abbazia - Il progetto di recupero dell'agrumeto storico all'interno del complesso abbaziale. Alla fine della visita saranno fornite anche notizie storico-artistiche sulla chiesa abbaziale. UN BALZO D'IMMAGINAZIONE - Reinventa il gioco della Campana Per i bambini è tempo di tornare a giocare all'aperto, con il laboratorio ludico-creativo 'Un balzo d'immaginazione". Nel parco del complesso abbaziale di S. M. di Cerrate, i piccoli partecipanti, guidati dall'artista Manuela Martella, 'reinventeranno' il gioco tradizionale della Campana. Seguendo la propria inventiva, scomporranno le regole base di questo gioco tradizionale, per inventarne delle nuove che permetteranno loro di sviluppare nuove abilità e riflessi utili per saltare e muoversi lungo il percorso in modo originale, divertente e sicuro. Il laboratorio si concluderà con un momento di condivisione con amici e familiari, durante il quale i bambini, invitando gli altri a giocare con loro, mostreranno i loro 'balzi d'immaginazione'.

SAN GIOVANNI ROTONDO (FG) – CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA (detta LA ROTONDA)

 SAN GIOVANNI ROTONDO (FG) – CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA (detta LA ROTONDA)



La Chiesa di San Giovanni Battista a San Giovanni Rotondo, detta anche la Rotonda, sorge in un'area pianeggiante alla periferia est del paese, al di fuori delle mura dell'abitato di origine medievale e a ridosso di un'importante direttrice viaria di collegamento all'interno del promontorio garganico, interessato a partire dal V secolo d.C. da un fitto passaggio di pellegrini che si recavano alla Grotta di San Michele a Monte Sant'Angelo. Strettamente unita a questa chiesa è quella, adiacente, di Sant'Onofrio, anticamente collegata tramite una porta laterale e breve corridoio. Dalla forma circolare della Rotonda sembra discendere anche la denominazione del paese. Una tradizione locale, non fondata su dati storici ma leggendari, la riteneva un tempio dedicato a Giano, successivamente trasformato.In passato in zona sorgevano anche diverse cappelle votive demolite nel corso dei secoli, oltre l'antico cimitero.
La presenza di comunità rurali di età romana e tardoantica a ridosso di un'importante direttrice viaria costituisce il contesto nel quale dovette inserirsi. non prima della fine del V secolo, la costruzione dell'edificio di culto cristiano con battistero, sul sito poi occupato dalla Rotonda. Il battistero si è poi allargato in un'ulteriore navata verosimilmente a partire dall'XI secolo. La Chiesa di sant'Onofrio, che fa parte del complesso monumentale, risale invece al XIV secolo ed è stata interessata nel corso dei secoli da numerosi interventi di restauro.
La chiesa è articolata in due corpi di fabbrica distinti: la rotonda (battistero) vera e propria, ossia il battistero altomedievale, e la navata, una struttura rettangolare successivamente addossata al battistero di San Giovanni. E' stata individuata all'interno la vasca battesimale paleocristiana che riveste notevole importanza sul piano storico artistico essendo una delle rare testimonianze di battistero paleocristiano "autonomo" poco noti in Italia Meridionale. Le notizie relative al collegamento con la vicina chiesa di Sant'Onofrio, che si desume dagli antichi documenti, hanno trovato conferma a seguito di una recente ricognizione condotta con georadar. Sul lato sud sono inoltre visibili i resti di un'apertura che immetteva, tramite una cappella, appunto nella chiesa di Sant'Onofrio, fondata nel secolo XIV secondo lo stile gotico, forse su un edificio tardo antico già collegato alla Rotonda. Molto particolare in queste due chiese l'apparato decorativo con affreschi, soprattutto nella Chiesa di San Giovanni, che attestano la presenza di artisti attivi nel XIII e XIX secolo.
COSA SCOPRIRETE DURANTE LE GIORNATE FAI?
La visita durante le Giornate FAI permetterà di conoscere due singolari edifici religiosi, che presentano al loro interno interessanti frammenti di una veste pittorica databile al periodo che va dal XII al XIV secolo. Si potranno osservare il raro soggetto dell'Antico dei Giorni, il Tetramorfo, figure di Santi e della Madonna, purtroppo spesso picchiettati per far posto a nuovi strati di intonaco, ma egualmente affascinanti.

BICCARI (FG) – LAGO PESCARA

 BICCARI (FG) – LAGO PESCARA



Il territorio di Biccari è ricco di ambienti naturali molto belli e suggestivi dove la montagna ha una presenza importante. L'area naturale lago Pescara Monte Cornacchia è raggiungibile dalla strada statale 17 da Foggia, tangenziale di Lucera a sinistra per Tertiveri seguendo la provinciale Lucera Biccari Roseto. L'area è dotata di zone attrezzate per picnic, punti d'osservazione, aree per il parcheggio e per la sosta, servizi, posti di ristoro e alberghi che consentono di praticare una sana attività naturalistica rispettando l'ambiente. Punte di diamante di questo rigoglioso ambiente sono il Monte Cornacchia e il lago Pescara.
Ammantato di boschi e pascoli il Monte Cornacchia è ubicato al confine tra i territori comunali di Biccari e Faeto e con i suoi 1151 m rappresenta la vetta pugliese più alta. L'area naturale è ricca di boschi naturali a prevalenza di cerro in cui figurano anche roverelle, aceri, carpini e, nel sottobosco, dafne laureola, biancospino, non ti scordar di me, primula, agrifoglio, orchidee come l'orchidea purpurea nonché funghi di varie specie tra cui alcune commestibili. Dalla cima della montagna si ammira un vasto paesaggio comprendente il Gargano, il Tavoliere, l'Irpinia, il Matese e la Maiella. Lungo le falde settentrionali dell'altura sgorgano le sorgenti del torrente Vulgano con alcuni giacimenti di idrocarburi e il lago Pescara.
Il lago, unico lago naturale montano della Puglia, è esteso su tre ettari con una profondità massima di sei metri. E' privo di emissari naturali e presenta acque che sono alimentate da sorgenti sottolacustri e da ruscelli formatisi dopo le precipitazioni e dopo lo scioglimento delle nevi. Dall'alto della sua posizione si domina la pianura circostante dal lento degrado verso il mare interrotta all'orizzonte dalla collina fortificata di Lucera e dal promontorio del Gargano. Il termine Pescara del laghetto è improprio e deriva forse da un errore di trascrizione sulle carte toponomastiche in quanto la gente del posto gli assegnava il nome di Peschiera attribuendo al laghetto una certa immagine di bontà per la pesca. Sul lago si ha una presenza dominante di alghe verdi, mentre tra gli organismi che vivono a contatto con la superficie dell'acqua sono presenti nel periodo primavera estate gerridi e coleotteri, mentre in primavera sono state notate rane, salamandre e bisce d'acqua. In prossimità della riva si trovano abbondanti macrofite come giunchi che affondano nel substrato del lago, mentre la superficie dell'acqua appare quasi uniformemente coperta dalle galleggianti foglie delle cosiddette lingue d'acqua qua e là accompagnate da bianchi fiori del ranuncolo acquatico. Il lago Pescara costituisce un ecosistema ottimale per la vita e la riproduzione anche di varie specie ittiche e rappresenta un biotipo unico e raro di immenso valore.
COSA SCOPRIRETE DURANTE LE GIORNATE FAI?
Le guide, messe a disposizione dal Comune di Biccari, accompagneranno i visitatori alla scoperta dei beni ambientali con escursione al Monte Cornacchia, lago Pescara e, al ritorno, alla panchina gigante da cui si può osservare lo splendido paesaggio