martedì 11 ottobre 2022

MOLA DI BARI – CHIESA DI SAN GIACOMO

 MOLA DI BARI – CHIESA DI SAN GIACOMO (1695)



Il bene architettonico si trova in via San Giacomo, nel borgo nuovo, a due passi dalla Piazza xx Settembre, il centro culturale di Mola di Bari. L'edificio sacro si trova inserito tra una schiera di edifici risalenti al XIX secolo. Il semplice prospetto è chiuso tra due lesene che terminano in alto con un campanile a vela. Il portale d'ingresso è sormontato da in timpano triangolare e da un occhio di bue dal quale il tempietto prende luce. La chiesa di San Giacomo è stata costruito nel 1695 tre anni dopo la fine della terribile pestilenza che sconvolse la vita e l'economia del sud-est barese dal 1690 al 1692. Il canonico Giovanni Antonio Susca nel 1695 eresse questo tempietto per ringraziare Dio per essere scampato alla morte e per dare degna sepoltura ai suoi genitori all'interno della piccola cripta ricavata sotto il piano di calpestio rialzato e alla quale si accede attraverso una botola sul pavimento. Le pareti contengono un ciclo pittorico che raffigura diversi temi tra i quali la crocifissione di Gesu', la vestizione di una novizia e San Giacomo pellegrino. L'altare ligneo, decorato con oro zecchino, conteneva una pala d'altare ora restaurata e collocata nella Chiesa matrice di Mola.
L'edificio non ha subito né restauri né interventi nel corso dei secoli passati. Fino agli anni Cinquanta si festeggiava la festa di San Giacomo e la chiesetta veniva manutenzionata.
L'edificio monoaulato di dimensioni ridotte ricavato su una superficie di scarto tra gli altri edifici. Della pala d'altare che raffigura "Sant'Anna, la Madonna e san Giacomo" non se ne conosce l'autore. Le decorazioni interne sono in stile tardo barocco con ottime simulazioni di prospettive e finti stucchi.
COSA SCOPRIRETE DURANTE LE GIORNATE FAI?
La chiesetta di san Giacomo rappresenta un esempio raro di edificio religioso che non ha subito rimaneggiamenti e interventi di nessun genere. Entrando nel piccolo edificio sacro si ritorna indietro nel tempo al 1695 anno della sua edificazione.

MONOPOLI – MASSERIA LAMALUNGA

 MONOPOLI – MASSERIA LAMALUNGA



La masseria è collocata in un'area rurale a pochi chilometri da Monopoli, ai confini con il territorio di Fasano, immersa tra uliveti, orti e un piccolo agrumeto, in cui è presente la "lama Lamalunga" da cui deriva il nome della stessa e della contrada.
La Masseria fortificata Lamalunga, ieri Lamacupa, è un complesso rurale con un frantoio ipogeo, sorto nel Quattrocento in un punto dominante della pianura su di una lama le cui grotte i pastori utilizzavano come rifugi o case. Alessandro Manfredi, nobile tarantino, eletto Vescovo di Monopoli nel 1456 comprò per il nipote Guidotto, nel 1466, dal Conte di Conversano la tenuta, costituita dalle attuali masserie Trappetello e Lamalunga. In quest'ultima, in stanze riccamente decorate, abitava il signore con la sua famiglia. Nel 1677 adiacente alla masseria fu costruita una piccola cappella dedicata a san Francesco d'Assisi a cui seguirono aggiunte settecentesche. Era una grande proprietà terriera in grado di pagare i tributi al Regno di Napoli e alla Curia (per una costruzione utilizzata dai Cavalieri di Malta, come risulta da documento del 1753). Dal 1865 la masseria passò ai Ghezzi, dote di Donna Maria Concetta Manfredi, moglie del barone monopolitano Tommaso Ghezzi Petrarolo, figura di spicco del Risorgimento meridionale, discendente da nobile famiglie spagnola, uomo colto. A 25 anni Sindaco poi Consigliere provinciale e Deputato provinciale alle Opere Pubbliche. Congiurò nella sua casa in via Dieta contro il regime borbonico e fu tra i capi dei moti del 1848. Arrestato e condannato a 19 anni di carcere con la confisca dei beni, ne scontò 5 a Procida e Nisida. Morirà 3 anni dopo il rientro a casa, il 24 maggio 1858. Nel Salone nobile è presente lo stemma delle famiglie Ghezzi e Manfredi. Dal 1888 la proprietà è della famiglia Capitanio; a quest'ultima resta oggi, dopo vari frazionamenti, solo la masseria Lamalunga.
Edificio a forma di L, con muri perimetrali in blocchi di tufo, volte a botte e padiglione, coperture a terrazza con affaccio su uliveti, con adiacente la piccola chiesa. Protetta da mura di cinta, torrette di avvistamento o garitte, caditoie, al centro del complesso c'è un cortile con un pozzo di grandi dimensioni con ambienti utilizzati come stalle, depositi per le carrozze e altro su cui è collocato un piccolo campanile

CASTELLANA GROTTE – PALAZZO SGOBBA

 CASTELLANA GROTTE – PALAZZO SGOBBA



Il complesso della Chiesa di San Francesco, l'attuale Municipio di Castellana Grotte e il Palazzo Sgobba si trovano oggi in pieno centro urbano, legati indissolubilmente da una storia comune. Infatti, il Municipio occupa gli spazi che furono dell'antico convento francescano, mentre il Palazzo occupa gli spazi un tempo dedicati agli orti del Convento stesso.
Il Palazzo Sgobba fu acquistato nel 1857 dal sig. Leonardo Sgobba che, ad un'asta indetta dal Tribunale Civile di Trani, acquistò gli immobili e le antiche botteghe dei frati francescani, poi abbattute per dar spazio all'imponente palazzo di don Leonardo Sgobba, su progetto del famoso architetto Sante Simone di Conversano. Il Palazzo ha rappresentato il cuore propulsore della vita e delle vicende storiche della famiglia Sgobba e molti castellanesi lo ricordano con nostalgia, memori della signorile ospitalità della famiglia proprietaria. La Chiesa di San Francesco, sorta su una preesistente chiesetta del XIV sec. dedicata a Santa Maria Annunziata, è stata costruita nel 1651, annessa al Convento (oggi Municipio) dei frati Conventuali, già insediati dal 1418. Il Convento - fondato nel 1651 come Convento Francescano - fu soppresso a seguito del decreto n 448/1809, con il quale Gioacchino Murat sopprimeva gli ordini religiosi. Passò poi al Regio Demanio; nel 1814 divenne sede delle Cancellerie del Comune e nel 1824 una casa circondariale di pena. Finalmente il 23 febbraio 1892 fu avviato il definitivo restauro e trasformato nella attuale sede municipale.
Palazzo Sgobba, la Chiesa di San Francesco d'Assisi ed il Palazzo del Municipio. Tre presidi del potere signorile, spirituale ed amministrativo. Tre linguaggi dell'architettura racchiusi in pochi passi; i medesimi che un tempo segnavano i limiti del podere annesso al complesso conventuale. Concepito dal Sante Simone nel 1855, il Palazzo signorile, a pianta rettangolare, si impone nella scena urbana: l'accesso riecheggia un arco del trionfo con balconata superiore, la facciata tripartita si racchiude in quattro lesene angolari di ordine gigante ed il pronunciato cornicione marca prepotentemente la sommità del primo piano. All'interno, un ampio androne voltato a botte, mostra sullo sfondo un grande varco arcuato che incornicia la scala monumentale, accesso al piano nobile. Quest'ultimo si erge a scrigno di vivaci paramenti tappezzati, volte finemente decorate ed arredi di ingente valore. La soffitta, il cui accesso è garantito da scala secondaria, sembra rimandare ad un impianto basilicale con capriate in legno autentiche. Due oculi mistici, posti ad alleggerire in sommità i lati corti della stessa navata, ne sono garanzia. La Chiesa, di concezione tardo-rinascimentale, sorta su preesistenza trecentesca, mostra un armonico prospetto in pietra bugnata su cui si individua l'accesso alla navata centrale. In sommità un timpano completo, con spioventi laterali curvilinei e lesene mozzate, corona il manufatto. Tale compostezza si coordina con lo spazio interno: croce latina con navata unica su cui si imposta una volta a botte unghiata con oculi laterali. Sui fianchi profonde nicchie su cui si incastonano sette maestosi altari, opere settecentesche del Fra' Luca Principino di Castellana. Di notevole pregio scultoreo il pulpito del medesimo autore. Scultura ed allegoria contrastano con paramenti scarni. Il Palazzo del Municipio, già sede del convento annesso alla Chiesa, interessato importanti modifiche interne nel 1651, riporta canoni rinascimentali: avanzamento del corpo d'accesso con grande balconata, divisione orizzontale della facciata ed un marcato basamento bugnato. Cornici orizzontali e marcapiani proseguono nelle facciate laterali; come nel Palazzo Sgobba il linguaggio e la complessità del prospetto principale prevale sui secondari. Sintassi dell'architettura che ha i suoi natali nei palazzi fiorentini. L'ornato delle facciate in pietra si intreccia ai ricchi affreschi interni. Pregevole risulta il suo chiosco interno, eco del preesistente monastero ed attualmente articolato su tre lati. Sul fianco di quest'ultimo la grande scalinata che conduce al primo piano. Ivi si ubica una fastosa volta a botte unghiata e decorata, interrotta da doppi archi impostati su colonnine binate; suggello di quello che ancora oggi costituisce lo spazio di relazione dell'edificio.
COSA SCOPRIRETE DURANTE LE GIORNATE FAI?
Il percorso di visita ha la durata di circa 45 minuti e comprende tre 'poli di attrazione': Palazzo Sgobba, la Chiesa di San Francesco d'Assisi e l'attuale Municipio di Castellana Grotte. Si inizia da Palazzo Sgobba, fatto costruire dove si trovavano un tempo gli orti del convento francescano, e si potranno ammirare, per l'occasione, alcuni ambienti appena restaurati dai proprietari dell'immobile. Una volta conclusa la visita al Palazzo, si proseguirà verso la Chiesa di San Francesco d'Assisi, dove ci si immergerà tra le sculture e gli altari dell'artista con il saio, Fra' Luca Principino. Infine ci si recherà presso l'ex convento dei Francescani Conventuali, ora sede del Municipio, dove dapprima si potrà apprezzare il chiostro datato XVI -XVII secolo successivamente, salendo attraverso il magnifico scalone monumentale, si giungerà al primo piano, dove si visiteranno la sala consiliare intitolata alla prof.ssa Maria Miccolis, la sala delle cerimonie e la quadreria del pittore castellanese Sergio Nicolò de Bellis (1898-1946), che è stato uno dei primi artisti a "fotografare", con la sua tavolozza e i suoi pennelli, la Puglia. Grazie alla collaborazione con la Pro Loco di Castellana verrà allestita e sarà visitabile nel corso della visita nel giardino all'interno di Palazzo Sgobba una mostra di alberi di frutti antichi

CONVERSANO – TORRE DI CASTIGLIONE

 CONVERSANO – TORRE DI CASTIGLIONE



A pochi chilometri dal centro abitato di Conversano (Bari), immersa tra campi coltivati e lembi di macchia mediterranea, la collina di Torre di Castiglione è tra le testimonianze più importanti della densa, complessa, plurisecolare storia del comprensorio del sud-est barese. Il sito deve il suo nome all'alta torre di avvistamento che troneggia sulla sommità della collina, tra esemplari monumentali di lecci, roverella e ulivo che ne fanno un sito di interesse archeologico ma anche paesaggistico, inserito nella Riserva Naturale Regionale Orientata "Laghi di Conversano e Gravina di Monsignore". L'importanza della storia del sito, strettamente legata alla vicina Conversano, e la bellezza della vegetazione spontanea, insieme alla posizione strategica sulla direttrice per la valle d'Itria, ne fanno un luogo suggestivo dove è facile perdersi nella memoria della storia passata, godendo del contatto con una natura rigogliosa e avvolgente.
Per la sua posizione strategica, a presidio dell'intero circondario, e la disponibilità di acqua dolce, attinta nel vicino lago di dolina (il Lago di Castiglione), la collina è stata attraversata, frequentata e abitata sin da tempi assai remoti, come testimoniano i tratti superstiti di una poderosa cinta muraria in opera poligonale che cingeva l'acropoli di un grande abitato preromano (VI-V secolo a.C.). Le evidenze monumentali tuttora visibili si riferiscono, tuttavia, all'ampio villaggio medievale di Castiglione che, a partire dal XIV secolo, rioccupò la parte più alta della collina, dotandosi di una cerchia muraria che si innestò proprio sui resti delle preesistenti fortificazioni ‘megalitiche'. All'interno del circuito murario, si scorgono ancora le strutture di una chiesa con annessa cappella funeraria, polo aggregante del borgo rurale medievale. Gli scavi archeologici condotti nel 1998 hanno consentito di portare alla luce, proprio nella piccola cappella, la sepoltura privilegiata di un esponente di rango della comunità locale, forse un cavaliere, i cui resti sono stati oggetto di analisi archeoantropologiche condotte dall'Università di Bari, finalizzate anche alla ricostruzione tridimensionale del volto.
Tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo, quando ormai l'abitato era pressoché del tutto abbandonato, fu costruita infine la monumentale torre di vedetta che tuttora si erge lungo il tratto orientale delle mura. La struttura fu concepita per fungere da luogo di difesa e avvistamento e, per questa ragione, disponeva di un ingresso posto a 5 metri di altezza rispetto al piano di campagna, cui si poteva accedere tramite un ponte levatoio, e di possenti muri perimetrali. La torre (attualmente non fruibile), con i suoi 13 metri di altezza, è dunque la più recente tra le testimonianze lasciate da quanti popolarono o frequentarono il sito nel corso dei secoli e da secoli affronta lo scorrere del tempo, imponendosi con la sua mole sul paesaggio circostante.
COSA SCOPRIRETE DURANTE LE GIORNATE FAI?
L'apertura nelle Giornate FAI prevede la visita guidata del villaggio medievale, che parte dalla descrizione delle poderose mura di fortificazione e prosegue all'interno del sito dove il visitatore è condotto alla scoperta degli edifici più rappresentativi come la chiesa e la cappella funeraria del "Cavaliere di Castiglione". La visita si conclude ai piedi della maestosa torre, simbolo del sito archeologico. La scoperta di questo sito, che è protetto anche come bene d'interesse naturalistico, si completa con l'esplorazione del bosco, con esperti botanici che faranno apprezzare gli esemplari di macchia mediterranea presenti sul posto. Sai che la Torre di Castiglione di Conversano è un Luogo del Cuore? Votala ora su
INIZIATIVE SPECIALI
Sul sito verrà allestita una mostra sulle indagini antropologiche svolte sui resti umani rinvenuti nella necropoli tardo medievale che si sviluppava all'interno e all'esterno della chiesa dell'Annunziata. Le analisi hanno disvelato le abitudini alimentari e le principali patologie della popolazione. In particolare le indagini si sono incentrate sui resti di un "cavaliere" vissuto nella seconda metà del XV secolo di cui è stata proposta anche una ricostruzione dell'aspetto fisiognomico del volto. Domenica 16 ottobre, ore 19:30 Concerto di musica antica per voce solista e accompagnamento musicale a cura di Chiara Liuzzi, presso la Chiesa di Santa Chiara, via Porta Antica della Città.

BARI – EX ISTITUTO NAUTICO

 BARI – EX ISTITUTO NAUTICO



L'immobile chiamato Ex Nautico è ubicato in zona semicentrale del Comune di Bari, posto all'inizio del quartiere "Libertà" vicino al centrale Quartiere "Murat" fondato da Giuseppe Gimma, a breve distanza dalla piazza "G. Garibaldi", in piazza "Risorgimento", non lontano dalla sede del Tribunale. L'immobile è edificato su un lotto di terreno di forma regolare, della superficie catastale di circa 1.500,00 mq, affacciantesi sia sulla via Abate Gimma (su cui è presente l'accesso principale) sia sulla via Trevisani.
Molto conosciuto nella città di Bari è l'Istituto Nautico "Caracciolo", trattasi di una significativa scuola di formazione professionale, frequentata da diverse generazioni di ragazzi baresi. L'Istituto ha una storia ragguardevole e di non breve corso, fondato nel 1856 è senz'altro tra i più antichi istituti superiori italiani. Dopo che si sono succedute diverse sedi tra le quali l'edificio di via A. Gimma. L'origine storica dell'edificio risale molto più addietro. Sul prospetto dell'ingresso principale compare il nome del proprietario "Edificio Giuseppe Zuccaro". Dall'archivio di Stato a Bari si ricava che l'accatastamento dell'immobile, per la prima volta, è datato al marzo del 1918, come "Casa di salute e abitazione", attribuendogli una destinazione di struttura "sanitaria privata". In seguito il Palazzo Zuccaro da "Casa di Salute "diviene edificio ad esclusivo uso residenziale come dimostra l'accatastamento del 1922. Nello stesso periodo si sviluppa l'ingarbugliato caso legale che vede la proprietà dell'immobile contesa tra gli eredi dello Zuccaro e il Comune di Bari; la cui conclusione fu a favore dell'Ente che, nel 1930, decide di eseguire i lavori di adeguamento dell'immobile ad uso di edificio scolastico del Regio Istituto Nautico.
L'immenso edificio si estende su una superficie totale di circa 3.000 mq disposti su tre piani fuori terra e uno seminterrato. L'assetto attuale corrisponde al progetto del 1930. Le facciate realizzate in pietra, con finestre simmetriche sormontate da architravi alternati a timpani, balconi con balaustre bianche in pietra calcarea, sottili paraste e fasce marcapiano. Si può intravedere sul prospetto una freccia con la lettera R, che segnalava la presenza di rifugi antiaereo durante la II guerra mondiale. Dall'ingresso principale su Via Abate Gimma, costituito da un portone in legno con due elementi decorativi in bronzo, protome, che raffigurano due teste di leoni, ci si immette in un androne dove a destra è presente la casa del custode, la quale ha accesso dalla porta originale con la scritta "Custode" e per la restante parte da varie aule didattiche. La zona ingresso presenta un ampio vano scala di accesso ai piani superiori dove ci sono le aule. Dal centro del fabbricato si accede all'atrio interno. Ci sono anche tre piccoli cortili. Le pavimentazioni presenti sono costituite da mattoni di cemento ad una o due tinte, a forme geometriche e con decori floreali, tipici delle architetture di inizio secolo Il piano seminterrato si estende per quasi tutta la sagoma dell'edificio. Il piano di copertura dell'edificio è costituito da una terrazza piana, dove sono presenti unicamente i torrini di sbarco delle due scale interne. Si può anche in copertura vedere ergere un segnavento in ferro a forma di aereoplano con elica che veniva utilizzato per studiare la direzione dei venti dagli studenti.
COSA SCOPRIRETE DURANTE LE GIORNATE FAI?
Le Giornate FAI prevedono, oltre alla visita guidata di percorsi consueti, la (ri)scoperta di strutture normalmente non fruibili. L'edificio dell'ex Nautico è uno di questi, in quanto dal 1999, anno in cui l'istituto scolastico che vi aveva sede venne accorpato al complesso per geometri Euclide spostandosi altrove, è caduto nell'oblio e nell'abbandono. Entrando il complesso nel patrimonio della ASL con il trasferimento della proprietà e, in processo di tempo, nel patrimonio della società di cartolarizzazione della Regione Puglia, 'Puglia Valore Immobiliare', si è giunti alla sottoscrizione di comodato a uso gratuito nei confronti dell'ADISU Puglia, al fine di usufruire del finanziamento del MIUR (ex lege 338/2000 sulle residenze per studenti universitari), e quindi ai lavori di riqualificazione da parte dell'Adisu Puglia. L'immobile sarà infatti trasformato in residenza universitaria, con tutti i servizi annessi: biblioteche, sale riunioni e punti di ristoro, operazione che non mancherà di beneficiare anche l'intera area in cui il palazzo è ubicato

sabato 1 ottobre 2022

Dolce veloce veloce per la festa dei Nonni

 Ingredienti:

  • SAVOIARDI q.b.
  • CAFFE' q.b.
  • LATTE INTERO 500 ml
  • UOVO n. 1
  • ZUCCHERO 40 g
  • AMIDO 40 g
  • PANNA già zuccherata 200 ml
  • CIOCCOLATO FONDENTE 150 g
  • GOCCE DI CIOCCOLATO q.b.


Procedimento:

in un pendolino: Sbattere l'uovo con lo zucchero; Aggiungere l'amido e, poco per volta, il latte. Far sfiorare il bollore.

In una pirofila: Disporre i savoiardi bagnati nel caffè. Versare la crema e livellarla.
Far raffreddare in frigo per un'ora.

In un pentolino: Scaldare la panna. Togliere il pentolino dal fuoco e versare il cioccolato sminuzzato.

Versare la crema al cioccolato sul dolce. Far raffreddare e spargere le gocce di cioccolato.

ENJOY  :-) 

martedì 16 agosto 2022

Plum Cake Salmone e Ricotta

 Ingredienti:

  • FARINA 180 g
  • SALMONE AFFUMICATO 120 g
  • RICOTTA 100 UOVA n.2
  • FARINA 180 g
  • LIEVITO 10 g
  • PANNA ACIDA 100 g
  • OLIO DI SEMI 69 ml
  • ERBA CIPOLLINA q.b.
  • SALE, PEPE q.b.


Procedimento:
In una coppa: Mescolare farina, lievito, ricotta, sale, pepe, olio, latte, uova, (panna se si vuole aggiungere nell'impasto; Unire erba cipollina e salmone.

In uno stampo rivestito di cartaforno: Versare la farcia e livellare.

Infornare, in forno già caldo, a 180°C  per 30 mins.
Lasciar raffreddare, tagliare a fette (e servire on panna acida, se si vuole una salsa di accompagnamento).

ENJOY  :-)