venerdì 28 dicembre 2018

Chiesa S. Maria del Suffragio (del Purgatorio) di Monopoli

I secoli XVI e XVII segnarono un periodo di tremendo pensiero religioso in Europa. La Riforma protestante stava attraversando il continente e la controriforma cattolica in risposta. Tra le idee contestate c'era la nozione di purgatorio, pensato per essere un "luogo di purificazione" per coloro che hanno peccato e non hanno ancora ricevuto il pieno perdono per i loro atti. Dopo il respingimento protestante su questo concetto, i cattolici hanno ribadito l'importanza della dottrina. Un risultato concreto di questa riaffermazione è stata la costruzione di diverse chiese del "purgatorio" nel sud Italia e in Sicilia, dove si celebrava la messa per pregare per le anime di coloro che erano nel limbo, in modo che potessero andare in paradiso. 

FACCIATA. 


PORTONE. Al centro, dominano le raffigurazioni di due scheletri che sembrerebbero essere l'uno il riflesso dell'altro, certamente un invito a riflettere sul significato effettivo di "uguaglianza sostanziale umana", sull'azione intrinseca della morte, che restituisce a tutti pari dignità sociale, al di là del ceto e della posizione occupata dall'individuo durante la vita.

Antonio de Curtis, in arte Totò.
(A Livella)
«[...]'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella.
'Nu rre,'nu maggistrato,'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto,'a vita e pure 'o nomme[...]»

Esattamente come i versi sopra riportati del grande Totò, la Chiesa del Purgatorio non sorge per terrorizzare la cittadinanza ma per donare speranza ad un popolo che spesso appariva, ed appare, frustrato per via dell'evidentissima differenza economica tra la classe alta e quella bassa.
Partendo dalla parte superiore, possiamo distinguere i primi otto ceti sociali, scolpiti in altrettanti quadrati, e raffiguranti copricapo di varia fattura, dalla “Corona” della monarchia alla “Tiara” papale e vari “Zucchetti” in rappresentanza del potere ecclesiastico, fino all'"Elmo" dei cavalieri.
Subito sotto di essi, e sotto i due scheletri centrali, sono raffigurati ben dodici mestieri, alcuni non ben distinguibili.
Certamente potremmo identificare: Membri dell'esercito. Architetti. Uomini di legge. Medici. Falegnami. Scalpellini. Fabbri. Calzolai. Contadini. Dei tre restanti, possiamo ipotizzare si tratti di: mercanti, allevatori o stallieri, e forse domestici.
Le figure centrali nella pesante porta di legno sono due scheletri, le immagini speculari l'una dell'altra, che tengono quello che sembra un tappeto. I bordi incisi che circondano la porta sono decorati con teschi, incongruamente intrecciati con fiori e rami più tradizionali. Il simbolismo della morte che accoglie i visitatori ad ogni angolo è pensato per essere un avvertimento della sofferenza e del dolore del purgatorio in attesa di coloro che peccano senza pentimento. 



ALTARE. E’ tornato a risplendere l’altare maggiore della chiesa della Natività di Maria SS. a Monopoli, meglio nota come il “Purgatorio”, a motivo del tema ricorrente della morte e della presenza delle mummie settecentesche dei confratelli. Nel 1717 Don Bernardino Palmieri portò in dono da Napoli la grande tela artistica raffigurante Santa Maria del Suffragio (titolo della Confraternita), opera del pittore Paolo De Matteis, e il maestro Vito Antonio Zoccolo costruì la grande cornice dorata: l’una e l’altra cosa sfuggirono, negli anni settanta, alle rovine di un incendio, ma ne portano i segni. Nel 1720 fu innalzata un’artistica pala barocca, in pietra, opera del maestro Pascale Simone, scultore di Lecce. La pietra necessaria alla costruzione fu tagliata nelle cave di Carovigno, lavorata sul posto e poi trasportata via mare, con zattere e barche, dal porto di S. Savino a quello di Monopoli.  Nel 1633, I Canonici della Cattedrale di Monopoli istituirono la “Compagnia del Suffragio per le anime del Purgatorio”. Nel 18/02/1666 il Vescovo Giuseppe Cavaliere, su istanza dell’Arcidiacono Vespasiano Sforza, eresse la Confraternita che aggregò, il 19/03/1666 alla Arciconfraternita di Santa Maria del Suffragio in Roma sulla via Giulia. Lo stesso Vescovo concesse “come luogo degli uffici il basso della Cattedrale”. A seguito del crollo del campanile della Cattedrale, il 20 settembre 1686 alle ore 5 del mattino, evento che seminò distruzione di case e la morte di 37 persone e feriti, la Confraternita comprò i suoli delle case diroccate per costruire la chiesa attuale, detta del Purgatorio, che fu dedicata alla Natività di Maria SS. Questa è raffigurata su una grande tela, opera di Olivieri di Martina Franca, situata alla sommità della monumentale pala dell’altare maggiore. La costruzione inizio il 7/11/1687 e terminò nel 1700. La chiesa del Purgatorio, a pianta a croce greca, ma col braccio che porta l’ingresso di poco più lungo, sorge sulla via Padre Nicodemo Argento, quasi a ridosso del campanile della Cattedrale. Fu costruita per iniziativa della Confraternita di Nostra Signora del Suffragio, che svolgeva la propria attività nel “basso della Cattedrale per la mercede di carli 20” e la quale “bramava d’erigere un luogo particolare nel quale si attendesse all’esercizio di atti devoti in suffragio delle Anime Sante del Purgatorio”. La mattina del 20 settembre 1686 la parte terminale del campanile (attuale) eretto ad opera del vescovo Cavaliere, crollò seminando rovine e morte tra le case sottostanti (ci furono 37 morti e molti feriti). I Confratelli comprarono i suoli delle case diroccate per costruirvi la Chiesa desiderata, che fosse un ex voto con Oratorio e Sagrestia. La posa della prima pietra avvenne solennemente il 7 novembre 1687 e l’opera fu portata a termine, in parte, nel 1700. Nell’aprile di quell’anno la Confraternita ne prese possesso trasportandovi i resti dei soci defunti e seppelliti prima nel basso della Cattedrale, conservando il diritto alla sepoltura. In seguito si dedicò generosamente a completare l’opera con gli ornamenti non meno interessanti. Don Bernardino Palmieri, nel 1717, porto in dono da Napoli la grande tela artistica raffigurante Santa Maria del Suffragio (titolo della Confraternita), opera del pittore Paolo De MAtteis, e il maestro Vito Antonio Zoccolo costruì la grande cornice dorata: l’una e l’altra cosa sfuggirono, negli anni settanta, alle rovine di un incendio, ma ne portano i segni. Nel 1720 fu innalzata un’artistica pala barocca, in pietra, opera del maestro Pascale Simone, sculture di Lecce. La pietra necessaria alla costruzione veniva tagliata nelle cave di Carovigno, lavorata sul posto e poi trasportata via mare, con zattere e barche, dal porto di S. Savino a quello di Monopoli. Dal porto, poi, venivano trasportati con traini e carrettine in chiesa. Furono anche eretti altri altari, si ornò la Chiesa con altre tele, probabilmente ivi trasferite dalla vecchia sede. Due di esse, le più interessanti, disgraziatamente finirono nelle mani di mercanti abili e intriganti. Nel 1928 furono eseguite opere di restauro, ma negli ultimi decenni il degrado ambientale e il terremoto del novembre 1981, hanno reso impellenti opere di restauro. La Confraternita, dunque, che già nel 1663, anno di fondazione, aveva scelto come simbolo Maria SS. del Suffragio, quando volle erigere una chiesa propria nel 1669, complettata nel 1710, regalò alla città di Monopoli un monumento dedicato ancora a Maria, ricordando, in particolare, il giorno felice, per Lei e per tutta l’umanità, della sua nascita. La nota precisa: << per la funzione della Natività di Maria Vergine titolo della chiesa>> non è una ripetizione di un dire comune. E’ un dato scontato: la chiesa indicata comunemente come chiesa del Purgatorio è, invece, un tempio dedicato alla Natività di Maria SS.
«In via Argento sorge la chiesa di Santa Maria del Suffragio, più comunemente nota come il Purgatorio, dei primi anni del Settecento, con una porta a scomparti lignei e una rappresentazione geometrica, concettuale, del Trionfo della Morte. I pannelli della porta individuano e oggettualizzano, nella zona superiore, gli emblemi del potere e, nel basso, gli strumenti del lavoro. A spianare e a far diventare orizzontale la piramide sociale è la morte, effigiata nei due scheletri centrali, che sono l’uno lo specchio dell’altro, e invitano perciò ad indovinare, data l’importanza che il mondo gli conferisce, chi ebbe di loro due la sorte, in vita, di reggere la corona di re o il cappello di cardinale, e chi di sopportare, con il peso della zappa, quello, ancora più grave, della povertà.» 
«La chiesa ha forma di croce latina con cinque altari di cui quello maggiore in stile barocco classico, in pietra leccese. Nel giardinetto della sacrestia una scalinata conduce ad una cripta, un sepolcreto sotterraneo, pertinenza della chiese ed in cui erano seppelliti i confratelli ed i loro parenti più stretti. All’ interno, in alcune teche, sono conservati scheletri di confratelli deceduti nel XVIII e XIX secolo. Sull’altare maggiore è conservata la tela del napoletano Paolo De Matteis, raffigurante la Madonna del Carmine.»

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